11 dicembre 2017

9 dicembre - 1° cross di Natale ovvero 9° cross del Roncaccio

Una gara improntata alla rettitudine. Rettilinei e angoli retti dominano infatti il percorso di questo cross autoproclamatosi 1° Cross di natale, ma in realtà già 9° Cross del Roncaccio. Tra il cimitero di Casorate Sempione e il centro sportivo del medesimo ridente paesino la società organizzatrice ha ritagliato una gara da 5,4 km che non disdegna neanche l’attraversamento di un bosco (ma sarà regolare per un cross Fidal che assegna titoli provinciali?). Nei restanti km erba alta da falciare con un nuovo tacco 12 e un campo di granoturco, questo si già tagliato, in cui prestare attenzione alla salvaguardia dei garretti.



Sulla gara del tenutario di questo blog c’è poco da dire. I limiti fisici in cross di questo tipo risultano evidenti. E pur con tutto l’entusiasmo profuso, e l’aiuto del socio che mi ha praticamente tirato, non riesco a farmi breccia oltre la mediana della classifica. Tuttavia sarebbe bastato questo per concludere in bellezza un pomeriggio oltremodo freddo e ventoso, se non fosse stato per una F40 che, superata, mi ha ri-superato a 100 mt dal traguardo. Sono cose che possono lasciare il segno nelle gare a venire.


28 novembre 2017

25 novembre - Cross dei due pini, Besozzo

Cardana di Besozzo, cross dei due pini. Ovvero come ricavare un gran bel percorso di cross intorno ad una collina sormontata da due pini con vista lago. Tante curve, qualche salita e pochi dritti come si conviene ad una campestre. Nuvole basse e tanta pioggia nel pre-gara non tengono, infatti, lontano molti aficionados del genere. Noi, ad esempio, facciamo più di 50 minuti di auto (solo andata) per una corsa che ne dura non più di 20.




A livello prestativo oggi mi sono tornate in mente le parole di Sebastian Coe (per chi non lo conoscesse, beh, non so cosa dire) che paragonava l’atletica al poker "Sai che carte hai in mano, e magari sono solo scartine, ma devi tenere la testa alta". E così ho fatto. Mi sono buttato nella prima discesa come fosse l’ultima della mia vita, ma alla successiva salita ero già in debito Ben presto A. mi ha salutato e se n’è andato. Ma ho continuato a bluffare fino all’ultimo dei 5 km previsti, guadagnando posizioni su chi bluffava peggio di me. Poi ho avuto un moto di orgoglio. Sono andato a riprendere la sempiterna canotta verde della 3V e sull’ultima salita ho raggiunto A. Piuttosto provato, ma ancora in me da accennare uno sprint sul filo di lana.

13 novembre 2017

11 novembre - Vaprio, cross del Poker novarese

Eccoci anche quest’anno a Vaprio per assaggiare il pane con gorgonzola del ristoro finale ... e per correre il primo cross della stagione (in quella passata fu il primo, e pure l’ultimo). Quest’anno si fa sul serio: presente all’intero circuito per vedere che effetto fa correre come M50. Approcciare la disciplina con il cross di Vaprio è ideale. Curvoni tondeggianti, pochi cambi repentini, un solo fossato. Non che questo sia sinonimo di tranquilla scampagnata del sabato pomeriggio. Alla partenza la solita bella gente: circa duecento aspiranti a sporcarsi le scarpe con la polvere, che di fango neanche l’ombra.
Il primo chilometro passa a cercare l’assetto di corsa con le scarpe chiodate, evitare le buche più profonde e aggirare i sederi più grossi (non sempre in questo ordine).
Al secondo facciamo un po’ di spallate con R. della S. Marco.
Al terzo mi faccio coraggio che siamo quasi a metà.
Il quarto non me lo ricordo.
Al quinto finalmente raggiungo il mio socio che ha dei problemi, ma anch’io non sono messo meglio.
Al sesto vorrei darci dentro per andare a riprendere due M60, dato che io sono M50, e mi pare un diritto acquisito stare loro davanti. Poi però temo di essere battuto in volata. Farei una figura non degna di un M50 di fronte a due M60. Ci penso troppo ed è già tutto finito. 
93 su 213 e stesso tempo dell’anno scorso. Benvenuto M50. 

26 ottobre 2017

21 ottobre - UTLO 58K -

Solamente quando, già in pigiama, alzano la testa annoiate dal divano e ti dicono “Ah sei arrivato?” comprendi che il viaggio è terminato; anzi no, che è appena iniziato.

Ultra Trail del Lago d’Orta, Omegna, VB. 58 km, anche se alla fine erano 60 (comunque ce n’era per tutti: 34, 82 e 120 KM). Quando arrivi a Omegna, sai già che nelle prossime ore il mondo ti apparirà molto inclinato. Così è stato anche oggi. Soprattutto nella prima parte di questa UTLO 58. Si parte e si sale subito per una Via Crucis che va su dritto per dritto a Quarna. Sul ciottolato rallentamenti, soste e riprese di un’umanità variegata (ma quanti eravamo?). Allegra e godereccia all'inizio, poi via via più silenziosa sino al pellegrinaggio finale. Si scollina a Quarna di Sopra, poi c’è quella di Sotto e si attacca il monte Mazzoccone. Solita crisi da prima salita. Mi fermo a rifiatare sul sentiero monopersona, perché da dietro il gruppone ansima e mi distrae. La seconda salita, quella al monte Croce, risulta più lunga, ma meno tosta. Approccio l’inclinazione con maggiore calma e minori battiti. Molto meglio. Primi 20 km e il dislivello segna già 2000. Dal monte Novesso al traguardo (e abbiamo appena traguardato il 24esimo) ci sarebbe da menare le gambe, se uno ci fosse portato. Il tenutario del presente blog fa comunque l’impresa (personale) di correre quando c’è discesa e di non farsi sopraffare dalla fatica sul piano.

Prima di Arola (si accettano scommesse sull’accento) faccio la conoscenza con il simpatico scozzese trapiantato a New York. Non ha mai corso una ultra, ha fatto solo una maratona in allenamento, ansima, ma non si dispera. L’obiettivo è di rientrare alla base in meno di 11ore30minuti (si sa che ognuno si pone obiettivi tutti suoi). Usciamo insieme dalla base vita e lasciamo insieme pure l’ultimo ristoro di Grassona. Nella ventina di km che stanno in mezzo ai due paesi di lui avevo perso le tracce. Ero più propenso a seguire quelle di una biondina mica male, che mi ha reso quasi piacevole il tratto Pella – Grassona, dove mi sono esibito, con successo, in un mantra silenzioso “cerca di correre, cerca di correre”. Gli ultimi dodici km li faccio alla luce della frontale, immerso nella mia solitudine (e in quella dell’amico scozzese che ansima, ma non si dispera), attento a non perdere la via dettata da quelle minuscole lucciole catarifrangenti. Ancora un po’ di salita, tanto piano e un’ultima discesa per arrivare sul lungolago, dove mi esibisco in sorpassi politicamente non corretti per un vero trailer. Per la cronaca ho lasciato dietro anche lo scozzese, unicamente per una questione di secondi e di età.


A livello prestativo non si discute il miglioramento rispetto alle ultime uscite. Farsi un’idea del proprio ritmo e coltivare una certa sensibilità nel perseguirlo, anche in allenamento, può portare a risultati insperati. Per quanto riguarda la gara si può dire solo bene di un trail dove, nonostante i ristori alquanto distanziati, ti coccolano con polenta, uva, minestrina calda e uova sode (?). E gran bene si deve dire, soprattutto, dei tanti volontari che sono state la costante su tutto il percorso. Vogliamo trovare una pecca: al traguardo occorreva pagare per una birra. L’avessi saputo mi sarei portato appresso la Menabrea presente nel pacco gara.



27 settembre 2017

23 settembre - Campo dei Fiori Trail (45K)

Prima dei trail fatti negli ultimi due anni mi è capitato spesso di pensare che non avrei potuto arrivare al giorno della competizione meno preparato. Beh, ogni volta mi sono superato.

Campo dei Fiori Trail, Gavirate, Varese. 45 km (ma c’era anche una gara da 65 e la corta da 25 km), Passare otto ore in giro per i monti lascia un velo di stanchezza nelle giunture, ma soprattutto nella mente. Solo qualche giorno e qualche esercizio di allungamento dopo permettono di mettere a fuoco la solita giornata di sofferenza che ho passato. La 45 era una release aggiornata in meglio del trail dell’anno scorso. Qualche km e metro in verticale di più, percorso in molte parti nuovo. Una gara di per sé corribile con tre salite: la scalinata della funicolare, Chiusarella/Martica e la salita per tornare al Campo dei Fiori. La partenza insieme a quelli della 25 faceva immaginare fiumi di muscoli e ghiandole sudoripare cimentarsi sulla distanza scelta dal Tapabada, ma una volta superato il bivio che separava le due gare, di trailers sui sentieri se ne sono visti pochi (intendo quelli che solitamente mi superano dopo i primi dieci km).


Grazie alla preparazione specifica, basata su una dieta di frutta secca iraniana, fin dai primi km (dove c’era da correre) ho fatto a spallate con la mia soglia anaerobica. All’imbocco della famigerata scalinata aveva già vinto lei (voglio dire la mia soglia) e da lì fino alla cima del Chiusarella ho applicato la solita filosofia zen che contraddistingue le prestazioni del Tapabada: cercare di evitare l’infarto in salita, camminare in piano, non farsi male in discesa. In cima al Chiusarella mi sono fermato cinque-minuti-cinque prima di intraprendere qualsiasi azione (dico fisica e mentale). Da lì in poi, ed eravamo appena al 20esimo km, ho provato a reagire alla crisi. Le astuzie e la pazienza non sarebbero servite a superarla. Solamente grazie alla sopravvenuta crisi del socio di giornata sono infine riuscito ad impostare una modalità crociera che mi ha permesso di arrivare al traguardo nel tempo profetizzato al barettino prima della partenza.

Ancora una volta ho cercato i miei limiti e ahimè li ho trovati, su un percorso che rispetto all’anno scorso si è rivelato più divertente e soprattutto meno banale nel suo sviluppo. Salite toste, alternate ad altre più umane, terreno di tuti i tipi, dalle roccette al sottobosco con radici, dove allenare le (poche) doti propriocettive. Ristori all’altezza (quasi sempre) e docce calde completano il pacchetto. Per i finishers, poi, la bozza di birra ricevuta oltre il traguardo mai come oggi è stata apprezzata più di una medaglia. Alla fine una giornata alla scoperta di sentieri nuovi nel mio playground domenicale. 




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